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Impianti antincendio: cosa sono e come funzionano

Uffici, fabbriche, impianti, scuole, ma anche cinema, ristoranti e centri commerciali: luoghi di svago e di ristoro da una parte, e spazi in cui la vita lavorativa di ogni giorno si svolge e prende forma dall’altra. In entrambi i casi, parliamo di ambienti in cui ciascuno di noi, seppur in misura differente, è abituato a passare gran parte del suo tempo ogni giorno.

Per tutelare la nostra sicurezza la legge italiana ha stabilito che tali locali debbano soddisfare determinati requisiti proprio in relazione al numero di ore che trascorriamo al loro interno. In particolare, è stato stabilito che tutti i luoghi di lavoro e locali pubblici debbano essere provvisti di un adeguato sistema di Gestione della Sicurezza Antincendio in esercizio e in emergenza. Un sistema di gestione ben progettato prevede sempre la presenza di impianti, attrezzature e sistemi di sicurezza antincendio. Tali sistemi ed attrezzature sono sempre realizzati seguendo le disposizioni normative vigenti, devono essere correttamente funzionanti e devono essere revisionati e testati a intervalli di tempo regolari.

La loro utilità è indubbia, ed è facile comprendere perché questi sistemi siano indispensabili sia che si tratti di edificio pubblico sia privato o nel settore industriale.

Tipologie e caratteristiche degli impianti antincendio

Per definire cos’è un impianto antincendio, si può dire che – di norma – è formato da un insieme di diversi dispositivi che hanno la funzione di riconoscere, segnalare, contenere ed estinguere eventuali incendi oppure contenere gli effetti e la propagazione di incendi per la salvaguardia degli occupanti.  

In questo senso, è possibile operare una prima classificazione e distinguere tra sistemi di protezione attiva e sistemi di protezione passiva.

Protezione antincendio attiva e passiva

Parlare di protezione passiva, o di dispositivi antincendio passivi, significa riferirsi a quegli strumenti adibiti a limitare e contenere i possibili danni provocati da un incendio quando esso sia già divampato. Rientrano in questa categoria tutti i dispositivi realizzati in materiali ignifughi, e cioè resistenti al fuoco, quali:

  • Barriere antincendio;
  • Porte e muri tagliafuoco;
  • Sistemi di ventilazione e sistemi di aspirazione;
  • SIstemi a pressione differenziale;
  • Armadietti, archivi e casseforti ignifughi;

Tra i dispositivi di protezione attiva, invece, come stabilito dal D.M. 20 dicembre 2012 e dal più recente Codice Prevenzione Incendi del 2015 (D.M. 3/8/2015) figurano tutte quelle apparecchiature che svolgono un ruolo attivo nel processo di estinzione di un incendio, a cominciare dall’atto di rilevamento dello stesso.

Parliamo, pertanto, di:

  • Impianti di rivelazione, segnalazione e allarme incendio (IRAI);
  • Sistemi di evacuazione di fumo e calore;
  • Sistemi di allarme vocale per scopi d’emergenza (EVAC);
  • Estintori;
  • reti di idranti;
  • Impianti automatici di spegnimento (o impianti attivi completi) ad acqua, gas, aerosol polvere e schiuma;
  • Sistemi a riduzione di ossigeno.

Ma di quali elementi si compone esattamente un impianto antincendio? E quante e quali tipologie di impianto antincendio esistono?

Come è composto un impianto attivo completo

Un impianto antincendio in generale presuppone l’esistenza di diversi elementi, ovvero un sistema di rilevazione che può essere un rivelatore di fumo o calore (comandato da una centrale di controllo)  oppure un ugello  dotato di fialetta a rottura termica oppure un cavo o sensore termosensibile.

Una volta rilevato l’incendio il sistema può semplicemente mandare un segnale di allarme per l’attivazione di sistemi manuali di spegnimento (idranti e naspi) e dell’evacuazione oppure può innescarsi l’attività automatica di erogazione di un estinguente (acqua o schiuma nel caso di impianti sprinkler e a diluvio) oppure gas, polvere ed aerosol. Gli impianti più complessi possono anche prevedere sistemi di rilevazione combinati (a preazione) con rilevatori di fumo e fialette termosensibili. La scelta dell’estinguente dovrà essere sempre fatta sulla base di una adeguata progettazione antincendio, sulla base dei rischi e delle sostanze presenti nel sito da proteggere.

Un impianto attivo completo è un impianto ad azionamento automatico, così definito poiché composto da tutte le apparecchiature e tutti i dispositivi atti non solo a rilevare e segnalare un incendio, ma anche a contenerlo oppure in certi casi a sedarlo.

Gli impianti idranti e naspi sono di tipo manuale e avranno sempre una rete di adduzione idrica indipendente oltre ai necessari gruppi di attacco per gli automezzi dei Vigili del Fuoco oltre che ovviamente un numero progettato di cassette contenenti le manichette, oppure i naspi e spesso anche colonnine idranti e idranti sottosuolo.

Gli impianti di spegnimento fissi automatici ad acqua o a schiuma sono direttamente collegati alla rete antincendio ed è possibile distinguere al loro interno tra impianti automatici a pioggia (o sprinkler) e impianti automatici a diluvio. La differenza sostanziale sta nel fatto che un impianto a pioggia è dotato di ugelli erogatori di regola (in assenza di incendio, si intende) chiusi da una fialetta termosensibile, che negli impianti a diluvio risulta invece assente. Negli impianti a diluvio, infatti, l’agente estinguente viene trattenuto da una valvola la cui apertura è coordinata da un impianto di rivelazione incendi esterno, a cui segue il rilascio d’acqua da parte di da tutti gli erogatori presenti nella rete. Negli impianti a pioggia, invece, si attiva soltanto l’augello che abbia rilevato una temperatura anomala.


I sistemi antincendio e la normativa italiana 

La Normativa Antincendio in Italia è spesso soggetta a revisioni e integrazioni. Le attuali fonti di riferimento in materia di impianti antincendio sono costituite dal Decreto Impianti (D.M. 20/12/2012) e dal Codice Prevenzione Incendi del 2015 (D.M. 3/8/2015). Nel corpus normativo sono presenti vari riferimenti all’installazione, ai contesti di obbligatorietà, al controllo e alla manutenzione degli impianti antincendio.

È stabilito espressamente che un impianto antincendio possa essere realizzato solo previa approvazione del progetto a firma di un tecnico abilitato, ovvero di un professionista antincendio, e solo se rispondente alle linee guida nazionali o europee.  

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